Luigi Candoni. Un sipario ancora aperto

La copertina del libro
Paolo Patui e l’opera e la figura di Luigi Candoni

Paolo Patui si laurea in Lettere nel 1980 con una tesi sull’opera teatrale di Luigi Candoni pubblicata nel 1987 a cura delle dizioni Orazero, con il titolo di Luigi Candoni. Un sipario ancora aperto.
Il 2001 vede la pubblicazione integrale dell’opera teatrale inedita I fuochi sulle colline arricchita dalle impressioni di Paolo Patui, da cui viene in seguito tratto il documentario RAI I fuochi che non si spengono.
Nel 2008, per iniziativa dell’Associazione culturale Luigi Candoni e per la guida artistica di Paolo Patui, vengono presentate le Candoniadi; una serie di appuntamenti per ricordare la figura di Luigi Candoni attraverso pièces e testi del drammaturgo nativo di Arta Terme e di altri uomini di cultura carnici.

 Luigi Candoni ad una delle sue rappresentazioni teatrali
Luigi Candoni ad una delle sue rappresentazioni teatrali
 Immagine di archivio
Immagine di archivio
L’opera teatrale inedita I fuochi sulle colline

Contattato dal comune di Udine, Luigi Candoni scrisse nel 1966 un testo teatrale che avrebbe dovuto celebrare i cento anni dall’annessione di Udine al Regno italico. Candoni immaginò una monumentale storia teatrale del Friuli priva di agiografia, piena di note storiche critiche. Una vera e propria controstoria teatrale del Friuli raccontata dal punto di vista degli “ultimi”; ne mise in scena solo la parte finale (davvero monumentale l’intero testo) che suscitò scandalo enorme e disapprovazione da parte della Udine benpensante di allora. Il testo rimase sepolto dagli improperi e dalla memoria. Nel 2001 l’associazione Candoni dà a Paolo Patui l’incarico di curare una riedizione integrale con tanto di introduzione e di post fazione un cui si riportava l’intenso scambio d’opinione che avvenne all’epoca a mezzo stampa. Il testo di Candoni, di certo incompleto e non definito, rivela però una capacità critica e analitica attualissime e riconsegna al Friuli un’opera sul cui significato è necessario ancora rimeditare.

Le Candoniadi, per ricordare la figura di Luigi Candoni
Il ritorno di Candoni alla sua terra ha la forma di un testimone da passare, il senso di un esempio di consegnare
Entrare in rapporto con l’opera di Luigi Candoni significa anche comprendere il tema del rapporto tra un artista e la sua terra natale; in questa regione di emigrazioni non solo operaie, ma anche intellettuali, è il tema che fa riaffiorare, accomunati nella memoria, i nomi di Pasolini e Turoldo, di Afro e Mirko Basaldella, di Siro Angeli come di molti altri artisti sui quali questa terra ha avuto un effetto quasi quietante delle loro energie, altrove invece potutesi dispiegare liberamente con grande e maggiore intensità. Candoni ritorna nella sua nativa Arta Terme già malato, dopo una vita artistica vissuta altrove e ricca non solo di successi, ma soprattutto di grande energia provocatoria e innovativa. Ma questo ritorno – appunto – non è attraversato da rabbie e incomprensioni, e non possiede nemmeno il senso quieto e definitivo con cui la terra di Casarsa abbraccia ancora il corpo di un Pasolini prima rinnegato poi amato con sincerità a volte, con convenienza altre. Il ritorno di Candoni alla sua terra ha la forma di un testimone da passare, il senso di un esempio di consegnare. Dapprima nelle mani dei suoi amici di sempre (Sergio Sarti, Armando Bortolotto, Italo Tavoschi, Rodolfo De Chmielewski), fino a quando a raccoglierne l’eredità in tempi più recenti ci penseranno il Centro Servizi e Spettacoli di Udine, ma soprattutto i suoi amici della Carnia. Là, proprio accanto alla sua casa natale di Cedarchis, il comune di Arta Terme ha appena consegnato nelle mani dell’Associazione Luigi Candoni e dei suoi storici fondatori, Luigi Dereatti e Celestino Vezzi, una sede nuova di zecca; e in quella sede c’è adesso, raccolto e preziosamente inventariato, l’itero archivio di Luigi Candoni, ma anche l’intera raccolta di tutti i testi che per più di vent’anni parteciparono allo stesso Premio Candoni, monumentale raccolta di testi di ogni tipo e di ogni genere che la famiglia Bortolotto ha consegnato nelle mani del Centro. Centro che ora si propone di dare il giusto respiro e la giusta diffusione all’opera di questo figlio della Carnia, attraverso quattro appuntamenti contrassegnati dal divertente titolo di Candoniadi. A partire dalla prima serata, quella dell’otto novembre, in cui la giovane e entusiasta compagnia del Forum Julii Teatri, sotto la regia di Sonia Pellgrino Scafati, metterà in scena a quasi 50 anni di distanza uno dei testi più divertenti e profondi di Luigi Candoni, ovvero quelle Olimpiadi dei Clowns che debuttarono a Roma nel 1960 per la regia di un non ancora così celebre Andrea Camilleri. Per proseguire poi con una serata dedicata al teatro di Siro Angeli e ai suoi rapporti con Candoni e la Carnia condotta da Angela Felice e al reading concerto in cui Gigi Maieron canterà le più belle poesie dei poeti carnici, compresi degli inediti di Candoni stesso. Serata conclusiva infine con Viva Candoni, un “a solo” in parole e musica di Rodolfo De Chmielewski, uno degli attori prediletti da Candoni nel suo ultimo periodo udinese. Un mosaico di appuntamenti che segnano il risveglio dell’interesse che la Carnia e il Friuli devono mantenere vivo nei confronti di personaggi come Candoni, impegnati nella trasformazione della propria capacità creativa in un indispensabile strumento di comprensione dei sentimenti di un uomo e della terra in cui vive.

Di Paolo Patui

Paolo Patui